Alla ricerca della regina Ageltrude tra le pietre dell’Abbazia di Rambona

L’abbazia di Rambona è una fra le più suggestive delle Marche: collocata lontano dalle vie principali, nel comune di Pollenza, la sua storia si intreccia con quella della regina longobarda Ageltrude che ne fu mecenate e con Sant’Amico che ne fu abate nell’anno 1000. Questo luogo ha subito molte vicissitudini, la chiesa si presenta mutilata ma la parte più interessante, la cripta, è ancora conservata e conserva esempi di capitelli policromi praticamente unici nel loro genere.

Visitarla con i bambini può essere molto interessante, l’abbazia inoltre si trova in un parco dove sono presenti anche un piccolo bar e alcuni giochi, sotto l’abside c’è anche un piccolo bagno pubblico (molto pulito) e una piccola area ristoro. L’abbazia è stata costruita qui su un antico tempio, si pensa dedicato alla dea Bona (Ara Bonae) o forse ad un qualche culto delle acque (purtroppo la proprietà di questo luogo di culto sotterraneo è privata, quindi noi non l’abbiamo potuto visitare).

Dall’esterno vi consiglio di notare le piccole finestre che illuminano la cripta: sono di alabastro quindi non lasciano vedere nulla né dall’esterno né dall’interno ma fanno passare una luce calda e suggestiva.

La storia di Sant’Amico, visibile negli affreschi è legata all’aver ammansito il lupo che gli aveva ucciso la giumenta e che da quel momento iniziò ad accompagnarlo e a trasportare la legna per l’abbazia.

Il corpo di Amico fu posto in un’arca di pietra delI’anno 1510 nella cripta dell’antica chiesa abbaziale costruita secondo antiche memorie sotto il presbiterio della chiesa. Il suo sepolcro fu molto visitato, la cosa particolare è che sono state trovate moltissime monete (oltre 400) rinvenute al tempo delI’apertura dell’arca per la ricognizione delle reliquie. Sono monete delle zecche di varie città d’Italia (Arezzo, Bologna, Chieti, Firenze, Lucca, Macerata, Napoli, Pisa, Ravenna, Roma), alcune ungheresi e dei papi Paolo II, Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI, e vanno dal secolo XIV al XVI. S. Amico è rappresentato in un affresco di scuola umbra del 1538 nella chiesa superiore di Rambona, ma in abito cistercense invece del suo consueto abito domenicano (i Cistercensi erano passati più tardi nell’abbazia); in un dipinto tolentinate (sec. XV) è raffigurato in atto di invocare la Madonna per due bambini malati d’ernia.

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Visite ed apertura al pubblico

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