Il terremoto e i bambini, proviamo a mandare via la paura?

Le Marche, terra storicamente colpita dai terremoti, oggi fanno ancora più paura a chi ci guarda da fuori. Purtroppo, complici dei media catastrofisti, non sarà facile mandare via la paura, non sarà facile riportare la fiducia nei territori colpiti. Ma, come ha detto da poco anche Renzo Piano (ed io sono d’accordo) non sono i terremoti ad uccidere le persone, ma le case. (>> intervista Renzo Piano  http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2016-09-30/la-terra-trema-ecco-mio-progetto–154933.shtml?uuid=ADo2aWSB)

Il terremoto è soprattutto un evento naturale, impossibile da prevedere, con cui noi residenti tra le Marche e Umbria conviviamo ormai da anni. Nel 1997 ero a scuola e abbiamo preso la scossa come un divertimento. Negli anni successivi la consapevolezza dell’evento è salita, così come la gestione della paura in questi casi.

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Un po’ per esorcizzare anche la mia paura di mamma, mi sono messa a pensare e quindi a scrivere come potrei affrontare io il panico insieme ai miei figli, perché una volta scampati al terremoto, la paura rimane per molti mesi. Noi viviamo in una zona a rischio ma non siamo sugli epicentri e fortunatamente la nostra casa è praticamente nuova: ci auguriamo quindi di non essere in pericolo.

I miei bambini: Tommaso è ancora piccolo e completamente ignaro mentre Matilde, che ha sei anni, si è rivelata la mia forza: durante la prima scossa del 24 Agosto lei dormiva e avrebbe continuato a farlo se non l’avessimo svegliata noi di soprassalto. Il 26 ottobre eravamo fortunatamente tutti a casa, siamo usciti fuori e non si è affatto spaventata. Il 30 ottobre era in bagno al mattino presto, io vicino a lei, mio marito con in braccio il piccolo e la scossa è passata senza danni. Di nuovo il 1 novembre, in casa, io comincio a dire “terremoto” e lei “mamma tranquilla questa è piccola!”

Cosa ha fatto la differenza in una bambina che non sembra aver vissuto il trauma della scossa? Credo la nostra calma, il fatto che avessimo preso il momento come un evento naturale che poteva essere gestito in sicurezza. Non abbiamo urlato, non li abbiamo scossi, li abbiamo abbracciati, abbiamo continuato a parlare fra di noi, abbiamo raccontato ogni momento che stavamo vivendo, quegli interminabili secondi li abbiamo descritti come meglio potevamo.

Certo, la nostra casa ha retto. Certo, Matilde non ha visto dei muri crollarle addosso. Ma come lei, anche tantissimi altri bambini sono stati fortunati: eppure continuano a vivere quella paura, quel senso di impotenza. Cosa possiamo fare noi adulti?

Il Telefono azzurro suggerisce alcuni esempi, che voglio condividere con voi, anche perché sono semplici regole che si possono applicare anche in altre occasioni:

  • aiutate i bambini a dare un nome alle loro emozioni, per riuscire a definirle e quindi a gestirle >> per esempio provando a dare un nome al terremoto, come fanno ad Ussita chiamandolo “Terry”;
  • ascoltate i bambini quando desiderano parlare, accogliete le loro domande e date loro risposte chiare e semplici;
  • rassicurateli sul fatto che è del tutto normale sentirsi tristi e arrabbiati e che non si devono sentire “cattivi” o “sbagliati” se sperimentano queste emozioni >> dedicate a loro tantissimo tempo, non lasciateli davanti al televisore;
  • non guardate il telegiornale insieme a loro (voi potete vedere le repliche in qualsiasi momento): le immagini proposte possono essere recepite male e rinnovare nei bambini la paura dei crolli >> voi adulti potete metabolizzare scene di distruzione, i bambini no >> piuttosto provate a far vedere loro video come questo di Civilino e il terremoto, realizzato dalla regione Umbria >>

  • fate con loro tante attività rilassanti, leggete fiabe, ascoltate musica;
  • se sono interessati alla scienza provate a spiegare loro cosa avviene alla terra quando si muove a causa del terremoto;
  • noi abbiamo una maestra di yoga bravissima, specializzata in yoga per bambini , provate questa disciplina >> avere maggiore consapevolezza di sé stessi, condividere le emozioni rende molto più sicuri;
  • evitate separazioni molto lunghe, fateli sentire protetti, prendetevi, se potete, qualche giorno libero dal lavoro;
  • se dovete dormire qualche notte fuori casa perché non vi sentite sicuri, fate che sia un divertimento, come una vacanza o un’avventura >> giocate sull’imprevisto, inventate una caccia al tesoro, magari organizzatevi con altre famiglie per rimanere vicini e far giocare i bambini fra loro.

Ovviamente questi sono pochi consigli che possono essere applicati dove i traumi sono lievi.

Nei bambini che sono agitati, nervosi o che faticano a dormire fatevi aiutare dai professionisti: ci sono dottori e psicologi che potranno senz’altro aiutare voi e i vostri bambini nel gestire le vostre preoccupazioni.

Linee d’ascolto e di emergenza – Telefono Azzurro mette a disposizione dei bambini e dei loro genitori l’assistenza telefonica attraverso le sue linee di ascolto, il 114 Emergenza Infanzia e l’1.96.96, dedicato a bambini e adolescenti. Attiva anche la chat (www.azzurro.it/chat), dove ogni giorno persone esperte di bisogni di bambini e ragazzi sono pronte a rispondere alle loro richieste.